mercoledì, 01 giugno 2005
HARAKIRI DI UN BLOG

Credo che forse ci siano tanti modi di tenere un blog.
Puoi scrivere a giorni alterni, come per dare quel tanto di respiro, oppure puoi scrivere quando ti gira, così la gente viene e va, e tu non hai quell’assillo che non devi tradire il tuo lettore, e simili stronzate.
Oppure, scrivi praticamente sempre, e quando scrivi praticamente sempre, arriva un giorno, magari proprio dopo un anno, che a un certo punto dici basta.
Hai scritto della vita,della morte, dell’amore, della vita e della piscia. Hai scritto del tuo mondo e delle cose che cose che ti piacciono, delle cose che piacciono agli altri, di poesia e persino romanticismo. Hai scritto d'ironia,comicità e cinismo, hai fatto ridere e commuovere.
Hai scritto di te, della tua prima ragazza, l’ultima, quelle di mezzo. Il tuo amico comico, quello scemo,quello intelligente, il tuo gatto, il pappagallo del vicino.
Hai scritto di poesia,musica, cinema, di libri e mozzarelle.
Finché arriva un giorno.
Che hai scritto tutto.
Il post quotidiano è diventato un cartellino, e tu sei l’operaio frustrato da un monotono lavoro.
Se prima pensavi di essere uno scrittore all'avanguardia, ora sei una catena di montaggio.
Io credo che ci sia un tempo.
Un tempo ben determinato, che poi magari varia per ciascuno. Forse bisogna sfruttare la novità, la voglia e l’entusiasmo, e poi rendertene conto.
Del fatto che qui hai finito, intendo. Che hai fatto un giro completo.
Perchè un anno per un blog penso sia già abbastanza.
Dodici mesi di parole d’ogni tipo.
Poi però va a finire che anche questo diventa limitante. La gente ha buona memoria, e nutre aspettative. Gente, poi. Neanche fossero milioni. Quelle nemmeno 700-800 visite al mese di simpatici pazzoidi che entrano in questo blog, che almeno un trenta per cento saranno amici e amici di amici e un altro trenta per cento sconosciuti e gli altri, non so: affezionati lettori.
Certo,non c'è da lamentarsi però, prima scrivevi solo per te stesso, ora per tutti questi simpatici pazzoidi.
Un bel record personale, non l'immaginavi neppure.
Quindi, Lestat ringrazia con affetto gli amici che hanno letto questo blog in tutti questi mesi,chi già conosceva e chi ha avuto il piacere di conoscere. Ma anche gente di passaggio,che nella distrazione di un singolo post son stati tanti alla fine, e ringrazia soprattutto i cari bloggers amici.
E tutti quelli che non gli son venuti in mente, spero glielo sappiano perdonare.
Che sì, bisognerebbe finire con un post paraculo,perchè a Lestat hanno insegnato che la chiusura è fondamentale.
Che un post finale paraculo avrebbe dovuto riportare i links, per ogni ringraziamento tirato in ballo.
Ma lo sapete ormai,Lestat è talmente pigro che prima v’infila la lingua tra le chiappe e poi, si addormenta.
Quindi scusatelo davvero,ma è stanco di questo seppur affascinante mondo virtuale.
E così, ora dovrebbe proprio premere il pulsante sul suo key, caricare l’editor di Splinder, un’ultima volta, e scrivere l’unica parola che ancora gli rimane: fine.

Per entrare, suonate i campanelli nelle sezioni, alla vostra destra. Lestat
Lestat non aveva da fare alle 01:50 | commenti (18)
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Lestat non aveva da fare alle 01:48 | commenti (1)
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Lestat non aveva da fare alle 01:45 | commenti (3)
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Lestat non aveva da fare alle 01:44 | commenti (1)
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Lestat non aveva da fare alle 01:44 | commenti (1)
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Lestat non aveva da fare alle 01:43 | commenti (1)
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Il giorno nasce stanco, quando il mondo che ritrovi è quello che hai lasciato. Ma ho decifrato le iscrizioni:
dicono dimentica tutto ciò che svanisce e segui solo ciò che rimane.
Non avete avuto da fare in
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Catartiche Rifrazioni